sabato 20 maggio 2017

Largo alla poesia


Al riscatt


di Michela Pezzani 





Boia d'un dini ach  cald a sent adess cumpagna  tant secul fa
quand in piazza sul rog i m'ha brusà
ma inquó  che la miè e la vostra squadra d'al cuor l'è passada, cl'era  ora,  in serie A,
l'è al dì d'al riscatt ch'a i ho sempar sugnà.
Scultè ben  doncana frarìs e  fraresi i parol d'al  vostar  frá Gerolam Savonarola al domenican predicator sconunicà dal papa par la miè lengua saggia  accusada ad ciacarar mal. Esultè surele e fradiè  bela zent cumpagna mì che insiem a vualtar a fag festa più che a Nadal
parchè la sciarpa inturtiada al miè coll l'am scalda la gola par  dir in piazza  a tutta vos
"Maial ac Spal!".

venerdì 19 maggio 2017

Un Mucchio di Storie

Il riscatto dal rogo
 di Gerolamo Savonarola 


Il frate profeta mette
la sciarpa
in onore alla Spal in serie A
di Michela Pezzani



Il profetico frate  domenicano, politico e predicatore Gerolamo Savonarola non ha nessuna intenzione di togliersela. Anche se fa caldo la sciarpa della Spal avvolge  ben bene il collo della statua che  a Ferrara, nella secolare collocazione tra il castello estense, piazza Duomo  e Corso Martiri della Libertà alza le braccia in segno di giubilo ed esulta per il passaggio della squadra cittadina bianco azzurra in serie A. 
"Tutt'oggi la sciarpa è ancora lì ed è  stato un vigile del fuoco a mettergliela sabato 13 durante i festeggiamenti, salendonlui  in attesa del ritorno della squadra da Terni e  per evitare che si arrampicasse qualcuno della folla in tripudio. A nome di tutti ha voluto rinnovare la felicità ferrarese attorno a un simbolo, appunto il buon Gerolarmo "vestito" con un altro simbolo "contemporaneo" . Così spiega la ferrarese Angela Ghinato, scrittrice e ricercatrice storica nonché tifosa incallita come suo figlio Nicoló Govoni, l'autore della foto che ci ha regalato  e vuol essere un messaggio  di pace e sport sano non solo ai ferraresi e simpatizzanti della città estense  ma a tutti i tifosi  di ogni squadra e colore, affinché  il football sia un gioco pulito  che unisca e non crei mai violenza ma empatia. 
"Un'altra sciarpa spallina era stata messa a Savonarola già l'anno scorso, il 23 aprile 2016, in occasione della promozione matematica della Spal in serie B - prosegue la Ghinato - poi durante il Buskers Festival dedicato agli artisti di strada è scomparsa. Le "indagini" mediante i social network hanno però scoperto il "colpevole"  ovvero un componente di un gruppo musicale scozzese che si era arrampicato, incurante del pericolo, aveva srotolato la sciarpa dal collo del domenicano e se la era portata a casa. Dopo le proteste della tifoseria spallina,  peró, lo scozzese  aveva tranquillizzava tutti postando in inglese: "La sciarpa sta tornando. Non è stata rubata, è solo in tour”. Infatti, a settembre, è rimpatriata  ed è stata consegnata ai tifosi.  Quella che c'è adesso  comunque è un'altra". 
Ben venga dunque il riscatto dal  Savonarola dal rogo che lo ha arso nel 1498 per eresia, ma sono state anche altre le occasioni in cui il monumento ha indossato abiti di spicco come ci racconta Silvia Cervi, un'altra fan della Magica, ovvero l'immarcescibile è incommensurabile (famosa pure in Ghana) immortalata anche in un celebre inno dal cantante in dialèt frarès Alfio Finetti:
"Savonarola viene spesso vestito e  altrettanto nelle elaborazioni fotografiche, a seconda del momento.  Una volta aveva persino il casco di Darth Vather di Guerre stellari! !!!!". 

lunedì 15 maggio 2017

Un Mucchio di Storie

Non solo Festa della Mamma

di Marica Malagutti


Come tutti gli anni ieri era la festa della mamma. 
Ma come nasce questa ricorrenza?
Nell'antichità, all'interno delle culture politeiste, in primavera si celebravano le divinità femminili simbolo di fertilità. In Grecia veniva fatto onore alla dea Rea, figlia di Urano, dio del Cielo e Gea, la Madre Terra. Rea sposò il fratello Crono e generando Ade, Demetra, Era, Estia, Poseidone e Zeus. Ma cosa succede nel racconto mitologico? Crono, marito e padre, come purtroppo ancora oggi a volte accade, aveva paura di perdere il proprio potere, in effetti lui stesso aveva spodestato suo padre Urano. Gli venne quindi in mente una cosa che apparentemente per lui sembrava "una soluzione" che poi però si rivelò un'atroce trappola come del resto purtroppo viene testimoniato ancora oggi dalla cronaca attuale. UCCIDERE I PROPRI FIGLI. 
Ma ecco che la donna in un primo momento furiosa, non fece nulla, poi vedendo i figli uno ad uno ingoiati dal proprio marito, prese Zeus e lo salvò, facendo mangiare a Crono una pietra al posto del figlio.
In questo mito ci sono due grandi forze: una quella maschile di Crono, che aspira al potere totale, non vuole neanche i suoi figli come successori, sacrificandoli per un'eterna supremazia, e una forza femminile, quella della fertilità e della protezione. Rea sa di essere meno forte di Crono, quindi prima prova rabbia e dolore e poi usa l'intelligenza e non l'azione aggressiva: inganna il marito e salva Zeus, che a sua volta riscatterà i fratelli spodestando il padre e di conseguenza proteggendo la fertilità, il femminile e il materno.
Per la conservazione della specie, perché le cose possano andare avanti, questo mito ci insegna che sono importanti due forze: quella femminile e quella maschile, ma non solo. Con la protezione reciproca di queste due forze la magia della vita può manifestarsi e non certamente con la supremazia dell'una sull'altra.
Quindi la seconda domenica di maggio non è solo il giorno della mamma, ma il giorno dedicato alla vita.

Quindi da sempre e per sempre Auguri alle mamme e buona vita a tutti!

venerdì 21 aprile 2017

Un Mucchio di Storie

L'uovo Fabergè è buono anche dopo Pasqua

Compie un secolo il regalo dello zar Aleksej alla moglie Romanova 

di Michela Pezzani






Che sorpresa nell'uovo di Pasqua Fabergè detto "della costellazione" in vetro, diamanti e cristallo che compie cento anni e l'ultimo zar di Russia Nicola II ordinò al celebre orafo e gioielliere Peter Carl Fabergè per farne dono alla moglie Aleksandra Nicolaevna Romanova. Il sublime uovo commissionato per il 1917 rimase però parzialmente incompiuto e tantomeno consegnato alla zarina dato lo scoppio della rivoluzione russa e la detronizzazione della dinastia Romanov. Non è dunque solo una curiosità pasquale ma un pezzo di storia che viene dal freddo e riscalda la passione dei cultori di arte storia e costume questa pregiata eredità che fa parte di una collezione imperiale formata da ben 52 "uova gioiello" di cui ogni esemplare custodisce dettagliate descrizioni all'insegna di pietre preziose e gioie varie. In particolare dell'ultimo, l'uovo "blu" in questione, di proprietà del Museo Mineralogico Fersman di Mosca, si parla, comunque, non solo di charme ma anche di controversie sulla autenticità del reperto ufficiale. Il milionario e collezionista russo Alexandr Ivanov sostiene infatti di possedere lui il vero uovo (esposto nel museo Fabergè da lui aperto a Baden Baden in Germania) e che l'altro, al museo Fersnan, è un falso, cosa però smentita dal museo Fersman che replica da sempre "Falso sarà il suo".


Di vetro nell'intensità del cobalto, inciso come un globo terrestre con tanto di nuvole di cristallo di rocca smeriglisto e cherubini d'argento su base di giada. l'uovo Fabergè della costellazione, ovvero un orologio con quadrante girevole, era stato disegnato con tanto di costellazioni contrassegnate da diamanti taglio rosetta e il segno zodiacale, il Leone, sotto cui era nato zarevič Aleksej.

lunedì 3 aprile 2017

La Forza della Mente

Tragedia Trento: quando lo specchio si rompe i padri uccidono i figli

di Marica Malagutti



È a dir poco agghiacciante il figlicidio e suicidio di Gabriele Sorrentino, un uomo, scrive la stampa, che aveva problemi finanziari e doveva fare il rogito per l’acquisto di un appartamento di lusso.
Due bambini colpiti con un martello.Simbolicamente parlando, si può porre attenzione alla funzionalità dello strumento di morte utilizzato da Sorrentino: un martello serve per piantare chiodi e per fare questo li si appiattisce.
I figli e sottolineo che questo può essere solo un’ipotesi, avrebbero potuto, nella mente del padre, essere un ostacolo alla sua realizzazione finanziaria e personale e allo stesso tempo l’elemento per il quale dover essere perfetto.
Il padre ha appiattito i figli proprio come chi pianta un chiodo al muro.
Sorrentino si suicida perché ha realizzato l’orrore di cui è stato artefice o perché l’immagine di brava persona è stata infranta dalla sua stessa mano? Questa è una domanda a cui purtroppo non si può rispondere, ma che in generale è importante porsi per evitare altre tragedie. Gabriele e la moglie avevano un Suv della Volvo e l’appartamento che avrebbero dovuto acquistare del un valore di un milione e 200 mila euro.
Come facevano un brooker finanziario ex carabiniere fino al 2014, e una veterinaria ad avere possibilità economiche per l’acquisto di un tale immobile?
Le uniche ipotesi sono un’eredità o qualche strategia finanziaria e proprio forse quest’ultima, alla fine non realizzata. Il sogno di avere una vita agiata era solo di Gabriele, di entrambi o uno dei due voleva accontentare l’altro?
Anche la morte di Sorrentino fa pensare, buttarsi giù da una rupe è gettarsi nel vuoto. Quando si è in alto, se non ci sono gli strumenti per volare, si precipita. Se non ci sono i soldi, i sogni di agiatezza precipitano e si distruggono.
Sembra che il figlicidio in Italia purtroppo sia in aumento e che questa atroce azione sia realizzata dai padri quasi il doppio delle volte rispetto alle madri.
Perché un padre uccide i propri figli? Le situazioni possono essere molteplici, ma alla base è la minaccia della propria potenza e nel momento in cui realizzano quello che hanno fatto si suicidano.
Quale malessere può sottostare ad un figlicidio? La depressione che può mascherarsi o può nascondersi dietro a comportamenti maniacali come molto lavoro, ambizione economica e di una vita agiata. Questo tipo di persone spesso nascondono le proprie difficoltà emotive e quando i problemi aumentano si isolano, si chiudono nella loro solitudine perché per loro non solo è quasi impossibile chiedere aiuto, ma anche e soprattutto non possono rivelare agli altri la propria parte fragile.
Se non esprimono perfezione si sentono impotenti e potrebbero colpire persone che da loro dipendono. Anche la mitologia greca ci può venire in aiuto per approfondire dal punta di vista simbolico questa tragedia. Crono, (Lo Scorrere) il figlio più giovane di Urano e Gea (Il Cielo stellato e la Terra) si unisce a Rea (Colei da cui tutto scorre) e prima che i loro figli raggiungessero le ginocchia della madre li divorava per timore di perdere il proprio potere.

Come prevenire queste tragedie? Senz’altro separare il valore inestimabile ed unico della persona dal suo lavoro e dai soldi, insegnare alle nuove generazioni che non esistono le famiglie del Mulino Bianco, che la perfezione non è una carriera lavorativa, tanti soldi e una famiglia impeccabile agli occhi degli altri. La perfezione è fatta dalle nostre meravigliose imperfezioni che se condivise e accettate dagli altri creano vita e amore.

Purtroppo nella realtà di oggi le cose sono diverse, ricordo infatti una giovane donna che ho seguito molti anni fa che si è rivolta a me perché confusa e ansiosa, faticava dormire alla notte. Il suo compagno sembrava un uomo perfetto, una buona carriera professionale, gentile e simpatico, un bell’uomo, ma i soldi sparivano da casa.
Poco tempo dopo la signora oltre a tante cose, scoprì un elenco infinito di siti di scommesse a cui accedeva il suo compagno. Durante la separazione il problema sollevato non era tanto il comportamento di lui, quanto la violazione della privacy di lei. È più difficile rompere lo specchio della perfezione rispetto al fatto di condividere le proprie difficoltà.

Dentro la famiglia, sarebbe essenziale che tutti ci ascoltassimo: quante delle frasi che rivolgiamo a un coniuge, a un figlio, sono di apprezzamento e non di critica distruttiva? Quanto sappiamo festeggiare un evento positivo, invece di fare regolarmente l’elenco di tutte le mancanze, i difetti e i limiti dell’altro? Quanto sappiamo sostenere un uomo, in crisi profonda, padre o marito o figlio che sia, cercando insieme il frammento di azzurro, lo spazio di cambiamento e di speranza, anche nel cielo più nero? Dando risposte concrete e non vuote parole?
Quando la disperazione e l’angoscia del domani, per povertà, perdita del lavoro, solitudine, colpiscono parti importanti della società è necessario riconoscere i segni. Impegnarsi per ridurre molte delle ingiustizie sociali modificabili. E non usare la parola “raptus” per eliminare indignati il dolore e la disperazione dal nostro orizzonte di sguardo.

martedì 28 marzo 2017

Largo alla poesia

Quando pensi di aver tempo per parlare con le persone, per fare delle cose non è sempre così. 
Ogni cosa ha il suo tempo e in ogni momento della vita dobbiamo ricordarlo.

Pensiero

di Marica Malagutti


Te ne sei andato senza salutarmi
e di te nulla raccontarmi

Mi avevano parlato di te
Uomo coraggioso, generoso e giusto
Innamorato di tua moglie che ora hi raggiunto

Quando ti ho incontrato
per troppo poco tempo
emanavi gioia e serenità come se niente fosse successo

Per Amore hai vissuto, per la pace hai agito
e la vita dunque hai capito.


Voce ai Diritti

Il bullismo in scena
per imparare come difendersi
di Michela Pezzani



Non solo per il pubblico adulto sono le proposte del Teatro Laboratorio. Come alle Stimate con Fondazione Aida, infatti, con cui la realtà della famiglia Caserta va a braccetto nel proporre un mondo di fiabe antiche e moderne, la domenica pomeriggio si cavalca la fantasia con sempre il tutto esaurito nello spazio dell’ex Arsenale. Anche ieri con «La bella e la bestia» a cura di Teatro Blu di Milano.
Alle Stimate, intanto, per la rassegna Famiglie a teatro, alle stessa ora, il gruppo Teatri Liberi di Palermo proponeva «Un bullo per amico», sullo scottante tema della persecuzione fra ragazzini, piaga del nostro tempo, accolto da partecipata affluenza alla recita che è stata proposta poi stamattina agli studenti delle scuole di Verona, e con due turni di replica anche domani, fruitori 700 ragazzi in totale.
Un successo per la nostra città che si distingue anche per quanto riguarda il pubblico in erba. Ciò che colpisce, oltre alla valenza delle proposte sempre vagliate con acume e senso pedagogico, è oltretutto la naturalezza con cui i bambini interagiscono con gli attori, senza timori, frutto della spontaneità e di uno spirito critico da far invidi ai grandi.
Son finiti i tempi in cui si pensava che i bambini non si potessero proporre repertori impegnati e addirittura delicati quali la morte o le differenze sociali: loro la sanno già lunga e quando magari credono di non capire del tutto, fanno una domanda azzeccata che va subito al sodo e la risposta con altrettanta chiarezza li rasserena. Vedere per credere. Gli spettacoli dedicati ai piccoli fanno molto bene anche agli adulti.

Da L'Arena